Allevamenti da Latte: Cosa Sono? E Come Funziona un Allevamento da Latte?

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Cosa c’è di più naturale di un essere umano adulto completamente svezzato che beve le secrezioni mammarie di un’altra specie? Quando la mettiamo in questo modo suona decisamente strano, non trovi? Quindi, da quando bere il latte delle mucche è diventato cosa normale? È naturale? E perché non beviamo il latte di cagna o di alce… o di balena? Dopotutto, anche loro producono latte per i propri piccoli. E nel momento stesso in cui inizi a chiederti perché beviamo latte, ti verranno in mente molte altre domande.

La Storia degli Allevamenti da Latte

Gli esseri umani non hanno sempre bevuto il latte di un’altra specie. Dopo l’infanzia (che è quando tutti gli altri mammiferi smettono di bere latte) i nostri antenati semplicemente non lo digerivano più, e anche oggi molti adulti in tutto il mondo continuano a non produrre l’enzima lattasi di cui si ha bisogno per digerire lo zucchero del latte, il lattosio. 

Tuttavia, la maggior parte degli Europei ha invece sviluppato questo gene, e questa variazione genetica nell’homo sapiens è avvenuta all’incirca 7.500 anni fa. Con la capacità di digerire il bianco liquido senza sentirsi male, la loro salute migliorò, principalmente per due ragioni. Per prima cosa, significava che le comunità non erano più totalmente dipendenti dai raccolti, che potevano anche essere scarsi o peggio, e in secondo luogo il latte presentava meno rischi delle fonti d’acqua locali, spesso contaminate. 

La co-evoluzione fra tolleranza al lattosio e allevamento lattiero-caseario è andata di pari passo, fino ad oggi, dove contiamo 264 milioni di allevamenti caseari in tutto il mondo. Eppure, quasi il 100 per cento delle persone con origini Asiatiche, Africane e Nativo-Americane sviluppano intolleranza al lattosio in età adulta, mentre nelle comunità nere, l’incidenza è di oltre il 70 per cento. Coloro che consumano latticini possono manifestare gonfiore addominale, diarrea e crampi addominali, e possono non sapere mai quale sia la causa. 

Che cosa succede? Perché ci sono così tante mucche e così tanto latte, quando una percentuale ridotta della popolazione può di fatto digerirlo? Hai mai sentito le espressioni “vacca da mungere” e “oro bianco” (in Italia, è particolarmente decantato l’oro bianco altoatesino…)? Esattamente. Il latte viene proposto con campagne di marketing molto aggressive, anche se fa stare male le persone, perché altre persone ci ricavano un sacco di soldi. 

Cosa Sono gli Allevamenti da Latte?

È l’utilizzo e lo sfruttamento del sistema riproduttivo delle mucche (e meno comunemente delle pecore e delle capre), al fine di produrre in massa qualcosa che viene poi venduto per il consumo.

Allora, perché mungiamo le mucche e non cagne, alci o balene? Non ha nulla a che fare con il gusto o l’idoneità del prodotto. È solo che le mucche sono più grandi e quindi producono più latte delle mamme cane, e sono più facilmente addomesticabili rispetto ad alci o balene. È davvero così semplice.

Come Funziona un Allevamento da Latte

Le mucche non producono naturalmente latte. Come tutti i mammiferi, devono prima essere ingravidate e il latte materno che producono è destinato a nutrire i loro piccoli. Per garantire una produzione quasi costante, le mucche d’allevamento vengono ripetutamente inseminate artificialmente. Vengono allevate in modo selettivo per ottenere una produzione di latte ottimale, nonostante il costo che questo comporta per loro: mammelle dolorosamente distese, infezioni ai capezzoli e zoppia sono tutti fattori comuni nei caseifici di oggi. Tuttavia, non siamo mai soddisfatti. Vogliamo ogni grammo di latte da ogni mucca e non possiamo destinarne nemmeno una goccia al vitello per cui il latte è stato prodotto. Inoltre, è il latte che vogliamo, non il cucciolo, e quindi i giovani animali vengono tolti alle madri subito dopo la nascita per impedire loro di bere quel prezioso liquido. Sia la madre che il vitello soffrono per giorni per questa devastante separazione, come farebbe qualsiasi genitore se separato dal figlio neonato.

Le femmine appena nate possono essere prese e isolate in angusti recinti. Non potendo godere del contatto fisico con la madre o trovare conforto in una mandria, sono sole, spesso incatenate, e possono solo stare in piedi o sdraiate finché non sono abbastanza grandi per essere ingravidate e munte.

I maschi non sono ovviamente in grado di produrre latte e, poiché sono della razza sbagliata per mettere su muscoli per la carne, gli allevatori non sprecano mangime per loro. Possono invece essere allevati per diventare carne bianca di vitello, incatenati all’interno di piccoli recinti e mantenuti costantemente deboli e immobili, in modo che la loro carne sia pallida e tenera. Oppure possono essere uccisi con un colpo di pistola alla testa nel loro primo giorno di vita.

È un sistema brutale.

Dove Sono più Diffusi gli Allevamenti da Latte?

L’India è il paese con il maggior numero di vacche da latte – quasi 60 milioni. L’Unione Europea è al secondo posto per numero di bovine da latte, seguita poi da Brasile e Stati Uniti. 

Benché l’India abbia il maggior numero di mucche, l’Unione Europea presa nella sua totalità produce il doppio del latte, con oltre 160 milioni di tonnellate l’anno. Il 70 per cento della “produzione” è coperto da soli 6 paesi: Germania, Francia, Polonia, Olanda, Italia e Irlanda. Gli Stati Uniti sono il secondo produttore globale, con poco meno di 100 milioni di tonnellate di latte prodotte in un anno. 

Quanti Allevamenti da Latte ci Sono in Italia?

Nel 1980, l’Italia contava circa 80.000 allevamenti di bovine adulte da latte. Oggi sono circa 26.000, un terzo delle quali nella sola Lombardia, che da sola ormai fornisce il 44 per cento del latte italiano. Con gli anni, il numero degli allevamenti si è considerevolmente ridotto, non così però il numero di animali allevati, che sono stati semplicemente concentrati in allevamenti di dimensioni maggiori e con processi sempre più automatizzati e di tipo industriale. 

Secondo i dati post-pandemia, l’Italia ha “prodotto” 12,65 milioni di tonnellate di latte nel 2020 e ha continuato ad aumentare la produzione anche nel 2021: benché si consumi meno latte, il grosso finisce nella trasformazione in formaggi, venduti in Italia così come in tantissimi paesi esteri. 

Con l’aumentare dei costi dell’energia, dei mangimi e delle strutture per mungere e per conservare il latte crudo, nonché con i prezzi calmierati e le politiche agricole comuni della UE, la filiera del latte non potrebbe sopravvivere senza continui sussidi pubblici, contributi in conto capitale o finanziamenti agevolati, di fatto provenienti dalle tasche di tutti i contribuenti.

Quali Sono i Danni Provocati dagli Allevamenti da Latte?

Da dove iniziamo? 

L’allevamento lattiero-caseario è una delle filiere più devastanti del pianeta a livello ambientale, e per una moltitudine di ragioni. La prima è che le mucche utilizzate per il latte (e gli altri bovini per la carne) sono fra le cause principali della crisi climatica. Questo perché sia loro che le loro deiezioni producono tantissimo metano, un gas che ha un potere riscaldante 21 volte superiore a quello della CO2. È sconvolgente pensare che le maggiori aziende lattiero-casearie del pianeta producono le stesse emissioni di gas serra dell’intero Regno Unito, la sesta maggiore economia del mondo. 

L’industrializzazione del sistema lattiero-caseario significa che questi animali da pascolo in realtà non pascolano più, e il loro cibo viene prodotto e trasformato altrove e poi trasportato. Quei mangimi contengono soia, molta della quale coltivata su terre deforestate, inclusa l’Amazzonia. In totale, l’80 per cento delle coltivazioni mondiali di soia vengono utilizzate per nutrire gli animali allevati, rendendo di fatto la zootecnia uno dei principali responsabili di deforestazione e di riduzione della biodiversità.

Milioni di animali di grosse dimensioni negli allevamenti che mangiano grandi quantità di cibo producono anche enormi quantità di letame. Un allevamento da 2.000 mucche da latte, ad esempio, genera ogni giorno quasi 109 tonnellate di letame al giorno. Moltiplica questa quantità per un milione e seicentomila, il numero di mucche da latte allevate in Italia, e diventerà ovvio che è semplicemente troppo letame da spargere sui campi come fertilizzante. Al contrario, viene ammassato in letamaie e vasche di raccolta per i liquami da cui troppo spesso fuoriesce (accidentalmente o, a volte, deliberatamente) e gli effetti sono devastanti. Avvelena l’aria e provoca problemi respiratori alle persone che vivono nei dintorni, e attraverso il terreno finisce nelle falde acquifere e nei corsi d’acqua, dove l’impatto è catastrofico. 

Secondo la FAO, in molti paesi del mondo l’agricoltura (ivi compresa la zootecnia) rappresenta oggi la fonte principale dell’inquinamento dell’acqua, colpendo miliardi di persone e generando costi per miliardi di dollari. I nitrati e il fosforo contenuti nelle deiezioni provocano fioriture algali che comportano zone morte prive di ossigeno, dove nessuna forma di vita può sopravvivere. Queste zone morte stanno crescendo sia come numeri che come dimensioni, e non c’è da stupirsi. Le deiezioni di 200 mucche da latte producono tanti nitrati quanto le acque di scolo di una comunità fra le 5.000 e le 10.000 persone. Ecco così che il milione e seicentomila mucche da latte allevate in Italia produce la stessa quantità di nitrati degli scarichi di 40-80 milioni di persone. 

A parte l’impatto negativo che ha sulla salute respiratoria degli operatori e dei residenti locali, e a parte il fatto che le nostre tasse vanno a sostenere questa filiera devastante per l’ambiente, e a parte il fatto che fa star male tante persone che lo consumano, l’allevamento caseario impatta negativamente le persone anche in un altro modo. Quando produciamo quantità eccessive di latte, stiamo anche sprecando sconsideratamente terreni, acqua, mangime e il tempo stesso degli agricoltori. Non potremmo usare queste risorse vitali per produrre alimenti vegetali sostenibili ed essenziali per uno stato di salute ottimale? 

Anziché sfruttare terreni e risorse agricole nelle zone più povere del mondo per produrre mangimi per gli allevamenti intensivi, e anziché costruire queste industrie ambientalmente devastanti in aree svantaggiate o rurali, non sarebbe forse più utile e più giusto coltivare alimenti sani e vegetali, così da renderli disponibili anche in quelle aree del mondo dove fame e malnutrizione sono dominanti? Per definire aree in cui scarseggiano i cibi sani ed economicamente accessibili si usa il termine “deserti alimentari”, ma gli attivisti per la giustizia alimentare parlano sempre più spesso di “apartheid alimentare”, perché queste problematiche sono direttamente connesse ad un razzismo sistemico insito alla filiera alimentare.

Ci sono così tanti danni collegati all’industria lattiero casearia, e non abbiamo ancora iniziato a parlare delle mucche che vi sono coinvolte. 

Come Vengono Trattate le Mucche negli Allevamenti da Latte?

Le mucche vengono trattate come se fossero macchinari inanimati – dove apri un rubinetto e ottieni il latte. 

Come però sappiamo, le mucche producono latte solo dopo aver partorito la prima volta, perché il latte delle loro mammelle è destinato ai loro figli. Dopo il primo parto, le mucche vengono ri-fecondate dopo appena tre mesi, e continuano a produrre latte anche da gravide. Ogni giorno di ritardo nel processo è un giorno in meno per la raccolta del latte, pertanto nessuna gravidanza è lasciata al caso. Le mucche vengono inseminate artificialmente: la procedura prevede che l’operatore infili una mano nell’ano della mucca così da spostare la cervice in posizione ottimale, mentre con l’altra mano inserisce un tubo di sperma nella sua vagina. Il latte ti sembra davvero ancora così buono e sano? 

Appena vengono al mondo, i piccoli sono immediatamente allontanati dalle proprie madri così che non possano bere il latte che pure la natura ha destinato loro. Le mucche mostrano uno sconforto estremo per la separazione, e spesso muggiscono per il dolore, proprio come farebbe qualsiasi madre. Ci sono testimonianze che raccontano di mucche che scappano dagli allevamenti e camminano per chilometri in cerca dei propri piccoli, tale è la loro determinazione e il loro amore. E un pensiero dovrebbe andare anche ai vitelli. I neonati hanno bisogno delle proprie madri, eppure vengono allontanati da loro con la forza, e se non vengono uccisi vengono comunque isolati. Le madri sono costrette a guardare e a urlare per impedirlo, ma succederà ancora e ancora, perché è l’unico modo per continuare ad avere latte. 

Negli allevamenti intensivi le mucche, che sono animali erbivori e ruminanti, hanno cioè un apparato digerente molto complesso, formato da tre “pre-stomaci” e da uno stomaco vero e proprio, che aiuta loro a digerire le erbe, non hanno alcun accesso ai pascoli. Viene anche loro negato qualsiasi stimolo, e non hanno nulla da fare tutto il giorno a parte stare in piedi, mangiare ed essere munte. E soffrire. Stare in piedi non è certo privo di sofferenza quando consideriamo che l’incidenza di zoppie rilevata dagli studi sulle mandrie europee è di ben il 72 per cento. 

E c’è anche un immenso costo biologico da pagare per essere quasi costantemente incinta e contestualmente essere munta. Non c’è da stupirsi che le mucche da latte si sgretolino quando sono ancora molto giovani. Nel momento in cui non riescono più a produrre la quantità di latte che viene loro richiesta, vengono caricate sui camion e spedite al macello. Non è certo un problema per l’allevatore, visto che ha molte vitelle pronte a prendere il posto della propria madre, finché anch’esse non collasseranno sotto il peso emotivo, psicologico e fisico di essere una “macchina da latte”. 

Gli Allevamenti da Latte Sono Crudeli?

Gli allevamenti lattiero-caseari sono crudeli perché le mucche soffrono fisicamente. Oltre alle diffuse zoppie, c’è anche un’alta incidenza di mastiti cliniche – una dolorosa infezione delle mammelle solitamente provocata da batteri trasmessi durante la mungitura o legati all’ambiente sudicio. È così comune che si verifica in tutte le mandrie destinate alla produzione di latte. La mastite è indubbiamente dolorosa, ma ogni giorno, comunque, quelle stesse mammelle infette vengono inserite nel macchinario che serve per mungere il latte. 

Gli allevamenti lattiero-caseari sono crudeli perché le mucche soffrono psicologicamente. I bovini in genere sono creature intelligenti, esseri senzienti, con personalità uniche e ben definite, la capacità di imparare e di mostrare memoria a lungo termine. Ricordano persino coloro che le hanno trattate in malo modo. Le mucche hanno bisogni e desideri, ma nei moderni allevamenti intensivi non viene loro concesso nulla per rendere migliori o quanto meno sopportabili le loro vite. 

Gli allevamenti lattiero-caseari sono crudeli perché le mucche soffrono emotivamente. C’è forse qualcosa di più crudele di venire ingravidate forzatamente solo per vedersi strappare il proprio piccolo solo perché qualcun altro vuole il nostro latte? Per dirla in termini semplice e diretti, la produzione lattiero-casearia sembra uscita dritta dritta dai Racconti dell’Ancella. 

Gli allevamenti lattiero-caseari sono fra le filiere più crudeli del pianeta. E ricordiamo che in Italia le stesse sofferenze riguardano anche le bufale…

Fatti sull’Industria Lattiero-Casearia

Ecco dieci cose che potresti ignorare dell’industria lattiero-casearia. 

  1. L’industria della carne di vitello è inestricabilmente legata a quella lattiero-casearia. Se detesti l’idea di un cucciolo rinchiuso in spazi angusti, incatenato, mantenuto deliberatamente immobile, debole e anemico e macellato in giovanissima età, non è sufficiente boicottare la carne di vitello. Devi anche boicottare latte e latticini.
  2. Esiste una normativa di riferimento per l’allevamento dei vitelli, ma non per la tutela delle mucche da latte, se non la generica direttiva 98/58/CE che definisce norme minime per la protezione di tutti gli animali negli allevamenti.
  3. La stabulazione fissa – con le mucche continuamente legate alla stessa postazione – è la più comune negli allevamenti di piccole dimensioni, e in ogni caso l’ultimo censimento agricoltura ISTAT (risalente ormai al 2010) indicava ben un milione di mucche da latte e bufale in stabulazione fissa (con o senza uso di lettiera)
  4. Almeno due volte l’anno, le code delle mucche vengono tosate, procedura spesso dolorosa per lei, perché le code vengono manipolate in modo innaturale.
  5. Gli Stati Uniti e molti altri paesi consentono ai produttori di latte di utilizzare l’ormone bovino della crescita chiamato somatotropina (bST) per aumentare la produzione di latte. In Europa, così come in Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giappone e Argentina ne è invece vietato l’uso… ma viene spesso importato illegalmente e somministrato comunque, anche negli allevamenti italiani.
  6. I viaggi per trasportare le mucche da latte esauste verso il mattatoio, in tutta Europa, possono durare fino a 28 ore, con appena un’ora di pausa per essere abbeverate.
  7. Ai vitelli neonati viene negato persino il consumo del colostro, che viene munto artificialmente e somministrato loro entro le prime 6 ore di vita (se femmine o se destinati alla produzione di carne) con un biberon.
  8. I residui di antibiotici e pesticidi sono comuni nelle confezioni di latte al punto vendita.
  9. La gastroenterologa Dr Angie Sadeghi afferma che il latte è un vero e proprio “veleno per l’intestino”.
  10. I ricercatori dell’Università di Oxford hanno scoperto che il più sostenibile latte vaccino era pur sempre peggiore per il pianeta rispetto al meno sostenibile latte vegetale. Il loro consiglio? Scegli latti vegetali!

Conclusioni

Non esiste filiera più spregiudicata di quella lattiero-casearia. Le mucche sono sfruttate per le loro capacità riproduttive, e i loro piccoli trattati come rifiuti o pezzi di ricambio. È una filiera che devasta l’ambiente, causa immense sofferenze a creature senzienti e gentili, e fa ammalare le persone. 

Non c’è da stupirsi che il consumo di latte vaccino in Italia sia in declino, soprattutto fra le generazioni più giovani, sia per cambiamenti nelle abitudini alimentari sia per un’aumentata consapevolezza verso questo comparto crudele e dannoso. La spinta è sempre più decisa verso i latti vegetali. 

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